Quando lasciai la terra natale, i miei concittadini di Faxeland mi coprirono di sguardi scettici e carichi di malcelati giudizi. Perché loro sapevano bene cosa lasciavo e ignoravano quel che avrei trovato, o al limite nutrivano pessime aspettative.
“Parto per il Sud, per la strada che fu della seta e del luppolo” dissi, naturalmente in danese, che più o meno suonava così “Scenn’ a chès”.
Sapevo che non avrei più trovato cose a cui ero abituato tipo salmone fresco, sistema scolastico di eccellenza, né paghe dignitose, né welfare, né spiagge nudiste, né l’Odin Teatret di Barba. E sapevo pure che avrei incontrato difficoltà a procurarmi la mia amata Faxe. E ignoravo come avrei potuto difendere il titolo di campione nazionale di patrun e’ sott’.
Ma sapevo che dovevo farlo, lo sentivo. Era il richiamo del sangue a impormelo, ma non pensate male: il sangue di famiglia, che buona birra non mente.
Non discesi nelle Puglie per spirito di interrail, né per ingrossare le fila della disoccupazione. Fu per ricerca della verità, per riallacciare fili perduti, trovare rami da lungo tempo separati e riunirli all’albero millenario dei Binder. Finalmente dopo innumerevoli fatiche notturne, prolungate sessioni al pc e qualche piccola incomprensione ho trovato quel che cercavo. L’anello mancante.
Il pellegrinaggio pugliese s’è concluso, posso dirlo, nel migliore dei modi immaginabili, che se me lo fossi detto un anno fa quando cominciò il mio viaggio esistenziale, cui questo blog è stato testimone, mai ci avrei creduto e mi sarei messo a ridere. Molte cose sono cambiate e ormai è cambiato il mio modo di vedere Taranto e tarantolati.
Ho incontrato quel personaggio che pensavo essere una mia pallida imitazione, un millantatore, un minatòre (si scrive così?) e invece ho capito per la prima volta nella mia vita di aver fatto un grosso sbaglio nel giudicarlo. Non avrei mai dovuto dare giudizi senza prima conoscerlo, solo per aver sentito dire di strani pm e storielle sugli abitanti di Troia che erano tutte donne. Adesso che lo conosco, riesco anche ad apprezzarne l’umorismo sagace!
Quindi, ci tengo a dirvelo: ho conosciuto FassBinder e ho scoperto non solo che è una persona meravigliosa, solare, leggermente cianotica e soprattutto molto alta, ma siamo anche lontani cugini, e questo spiega tante cose come la nostra somiglianza e la comune passione per la birra. La nostra famiglia vanta fra i suoi antenati numerosi mastri-birrai, tanto che si vocifera che sia stato proprio un Binder a creare il primo fusto di Faxe. Quel che non sapevo è che uno di questi antenati si fosse trasferito nelle Puglie, portando con sé il mestiere. Si chiamava Raff Binder. Ai parenti disse di essersi arruolato nella legione straniera a causa dei debiti di gioco, invece venne a Taranto e aprì un birrificio di successo. Poi perse nuovamente tutto al gioco, ma il nome della birra, Raffo, rimase.
È stato Fass, mio cugino, a raccontarmelo. Mi ha mostrato l’antro dove il nostro antenato si rifugiò negli ultimi anni di vita braccato dai creditori, incidendo su pietra la sua straordinaria storia. È ancora tutto come l’aveva lasciato Raff Binder, decine e decine di bottiglie vuote sparse sul pavimento.
Mio cugino è una persona stupenda, gentile, ha insistito molto per farmi visitare queste grotte, voleva accompagnarmi all’interno e mostrarmi la segretissima Fass-Caverna dove sta una modernissima postazione internet veloce, wireless, bluetooth e un frigo-bar pieno di libagioni. Però era molto buio e a me sembrava di approfittare troppo della sua generosità.
Così siamo passati dal super a fare scorte, e siamo scesi in spiaggia per festeggiare tutta la notte con la birra di zio Raffo. È stata una sbronza memorabile che ha suggellato la nascita di un nuovo rapporto di amicizia, amore e solidarietà, e ho capito che il mio snobismo etilico non mi avrebbe portato da nessuna parte: non esiste solo la Faxe, infatti più bevi Raffo e più ne berresti.
Poi abbiamo parlato di tante cose dal divieto di circolazione con la Faxe in bella vista nel territorio urbano di Taranto alla carriera folgorante di sw4n, abbiamo riso insieme della nuova classifica, ci siamo promessi di fare il regalo di nozze a ninna_r, ci siamo scambiati le figurine della stagione 1985/86 (gli mancava Pierino Fanna) e abbiamo pure limonato. Un barcamp a due, intimo e travolgente.
È stata una delle giornate più belle della mia vita. Anche se la mattina successiva non ho più trovato né vestiti, né portafogli, né documenti, e nemmeno mio cugino.
Però l’Amore c’era ancora e niente e nessuno potrà togliermelo. Neppure quei signori della Digos che mi hanno accompagnato al C.P.T. da cui ora vi sto scrivendo.
Il dottore mi ha consigliato di andare al cinema per recuperare quella memoriaballerina che non vuole saperne di tornare a casa. Dice che vedere certi film può essere d'aiuto per il mio caso di "serial-threatener smemorino". Speriamo.
Ora mi vado a prendere questo DVD:
Faxe Binder in "BlogStar Wars - La Minaccia Fantasma"
con Ninna_r e una trentina di comparse
special guest: il Jedi di Quartiere
Sei pronto a twittarlo nella galassia infinita e oltre?
Pace e felicità possono essere alla portata di tutti. Basta volerlo.
Questo è l'ecumenico messaggio di speranza che deduco dai lieti fatti degli ultimi giorni: anche per la più accanita flamer della blogsfera c'è speranza di redenzione e di fare pace, stilare una tregua, non sparare sulla croce rossa, insomma in fondo al tunnel c'è un'intensa luce bianca.
Prima una, poi un'altra fanciulla sono riuscite nell'impresa di chiarirsi con la personaggia di cui sopra (e di cui sotto) senza strapparsi vicendevolmente i capelli.
Alleluja Alleluja!
Si tratta di una non-notizia, perché sarebbe stato ridicolo il contrario, cioè che non riuscissero a mettere un punto alle baruffe sorte per i più disparati futili motivi da blogpollaio e per le quali sono volate parole grosse e altre amenità, tipo astio a profusione su innocenti utenze che vogliono solo divertirsi a discapito di chi ha scambiato il mezzo di comunicazione che stiamo usando per il succedaneo della propria esistenza e della propria realizzazione umana, sociale, professionale e blablabla...
Dopo aver ricevuto un paio di misteriose mailanonime, nonché una minaccia di causa da parte di Ally McBeal, vengo a conoscenza di una novità sul mio conto direttamente dalla bocca della WebQueen sul blog che cogestisce*:
Dunque, ho minacciato qualcuno di morte, interessante vero? Così almeno le risulta, a miss Credibilità_r. Ora siccome lei è C_R_E_D_I_BILE, ma soprattutto -BILE, dobbiamo fidarci e significa che deve essere andata proprio così. Oltre tutto ha anche i testimoni...
... dico 30 testimoni che hanno udito la testimonianza di una persona "minacciata di morte" da Faxe Binder, me medesimo. A questo punto, pure voi sarete curiosi di sapere chi ho minacciato, vero?
Devo confessarlo: non me lo ricordo, mannaggia. Ogni giorno devo svolgere una montagna di pratiche minatorie, iniziazione e gestione di fake, che poi l'arteriosclerosi avanza a passi veloci e non ci vedo più dalla fame, insomma tutto si accavalla e dimentico queste cosucce, tipo l'altra mattina che sono uscito senza chiudere la patta dei pantaloni.
Direte voi, fattelo dire da ninna_r o da uno della sporca trentina che ha udito con proprie orecchie la terribile rivelazione, altrimenti sembra solo la sua ennesima cazzata/sentenza che ti devi puppare, piaccia o meno ché essa non va contraddetta. Pure a me sembrava facile, eh, detta così.
Ma per ricevere risposta da miss_Lancio_il_sasso_e_poi_faccio_la_Ritrosa pare sia necessario fornire le proprie generalità anagrafiche non solo a lei, ma a tutta la blogosfera. A quanto pare i blogger non si dividono solo in A e Z a seconda del seguito, ma pure in classi superiori e inferiori in virtù dell'esposizione dei nomi e cognomi, partecipazione agli eventi social, blablabla: le prime di conseguenza sarebbero autorizzate a sparare fregnacce sulle seconde senza dover rendere di conto, nemmeno un minimo chiarimento per capire di chi o cosa stiamo parlando. Ovviamente solo le prime sono persone degne di rispetto, mentre le seconde si limitano a essere appendici HTML.